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Intervista alla dott.ssa Pea, Responsabile Sanitario di Residenza Vittoria a Brescia

By agosto 28, 2018Alzheimer
alzheimer in lab

“Ogni paziente è diverso e dunque per ognuno di essi va trovata la terapia non farmacologica più adatta” a spiegarlo è la dottoressa Sara Pea, Responsabile Sanitario della Residenza Vittoria di Brescia, dove lo scorso maggio ha aperto Alzheimer in Lab, il primo laboratorio multi sensoriale sul tema dell’Alzheimer, pensato per essere di supporto ai parenti dei malati, ma anche per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla malattia.

Dottoressa, come sono andati questi primi mesi di vita di Alzheimer in Lab?
Molto bene, dall’apertura ai primi di giugno – quando abbiamo chiuso il Laboratorio al pubblico per la pausa estiva – sono passate circa 800 persone. Un successo, soprattutto perché i visitatori non erano solo persone del settore o familiari dei nostri pazienti. Sono venuti a visitarlo persone “esterne” interessate a scoprire di più della malattia, curiose.

Quali sono le prossime attività previste?
Al momento Alzheimer in Lab è aperto ai tecnici del settore per formazione. Stanno venendo le equipe delle altre strutture del gruppo Korian. A settembre, quando il laboratorio riaprirà al pubblico, ci piacerebbe intercettare gli studenti, in particolare quelli delle facoltà di Medicina e Infermieristica, ma anche quelli delle scuole superiori.

Alzheimer Lab nasce infatti con scopo educativo. Che risultati ha visto nelle persone che lo hanno visitato?
Alle persone che non hanno a che fare direttamente con la malattia è servito a superare i più comuni stereotipi sulla demenza e sull’Alzheimer. Per chi invece ha un parente malato, sia qui in struttura, sia a casa, è stato utile per capire cosa vive un malato di Alzheimer. Confrontandoci con loro abbiamo scoperto che uscivano dal laboratorio “ricaricati”, con nuove idee e maggiore empatia. Convivere a domicilio con un malato di Alzheimer è davvero impegnativo: la parte più pratica che mostra, tra le altre cose, come arredare la casa e come affrontare la quotidianità è veramente efficace.

In Korian puntate molto sulle terapie non farmacologiche. Quali sono i benefici?
Applicare terapie non farmacologiche sui malati di Alzheimer vuol dire scegliere uno specifico approccio della gestione del paziente, i cui disturbi durano 24 ore. I malati hanno momenti on-off tutto il giorno, passano da momenti di agitazione ad altri di apatia e poi di allucinazioni. Noi cerchiamo di trovare la terapia, lo strumento, giusto per ogni paziente e per quel momento. Si va per tentativi, non funzionano sempre le stesse cose.

Ci può fare alcuni esempi di terapie non farmacologiche che applicate in Residenza Vittoria?
In struttura usiamo la Doll Theraphy che consiste nel dare al malato una bambola – studiata apposta per questa attività – da accudire. È una terapia che aiuta l’interazione, come anche la Pet Therapy. Un’altra forma di aiuto per i pazienti è la Musicoterapia che può essere ambientale e quindi la musica varia in base ai momenti della giornata ed è quella che facciamo noi qui in struttura, ma può anche essere svolta da un musicoterapista che intercetta la sensibilità della persona che ha davanti. Abbiamo le Rocking Chair che servono a scaricare l’agitazione motoria e le Culle Care che avvolgono il paziente in un abbraccio e lo cullano. Nella Sensory Room invece possiamo proiettare video diversi. Per fare un esempio, recentemente abbiamo scoperto che una nostra paziente quando è agitata si calma immediatamente guardando video di bambini che sorridono. Come dicevo, per ognuno va trovato il modo migliore per tranquillizzarli o per stimolarli.

 

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