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Il malato d’Alzheimer non è un bambino: come comportarsi

By Febbraio 7, 2020Alzheimer
il malato d’Alzheimer non è un bambino

La perdita della memoria che obbliga a chiedere molte volte le stesse cose, la sempre maggiore difficoltà a compiere azioni, a muoversi e a parlare, fa spesso cadere nell’errore di trattare le persone malate di Alzheimer come bambini. Non lo sono e comportarsi con loro come faremmo con una persona piccola potrebbe anzi provocare effetti contrari. Ecco come comportarsi.

 

Trattare un malato di Alzheimer come un bambino è sbagliato e controproducente. E soprattutto toglierebbe dignità al malato che nonostante il progredire della malattia rimane una persona, con le sue preferenze, con i suoi gusti, i suoi bisogni, i suoi fastidi, problemi e pensieri.

L’immagine che abbiamo del nostro familiare cambia, a volte non lo riconosciamo più, perché più o meno velocemente, ma inesorabilmente le facoltà cognitive, comunicative e motorie peggiorano con il progredire della malattia. Le persone malate di Alzheimer non riescono più a riconoscere gli oggetti e le persone, sono smarrite, spesso non sanno dove si trovano. Questo richiede un’attenzione particolare e una protezione particolare.

I malati di Alzheimer restano persone e nonostante sembrino irriconoscibili ai nostri occhi, continuano a provare emozioni e a sentire. Capiscono se c’è tensione intorno a loro, sentono l’affetto, percepiscono che sono ascoltati o invece ignorati e rispondono – a loro modo – di conseguenza. Restano persone con un loro passato e per questo non vanno trattate come dei bambini

A volte, soprattutto nelle fasi intermedia della malattia, sembra di avere a che fare con un’altra persona da quella che conoscevamo. Ciò in parte è vero, la malattia può cambiare gli interessi e i gusti di una persona, per cui bisogna imparare o meglio re-imparare a conoscerla, per capire le sue nuove preferenze, le sue esigenze e, in definitiva, la sua personalità. E succede più volte e sempre più spesso: può essere addirittura ogni giorno. Può sembrare spaventoso e lo è, per questo è importante chiedere aiuto e farsi aiutare.

Prendersi cura di un malato di Alzheimer non è come prendersi cura di un bambino, è doloroso e faticoso e richiede continui cambiamenti e adattamenti. È difficile perché si notano azioni “strane o sbagliate” e l’istinto naturale sarebbe quello di farle notare, di correggere, a volte riprendere, proprio come si fa con un bambino, invece non è l’atteggiamento giusto da usare con un malato di Alzheimer: si offende e si mortifica e soprattutto si scorda. Qualcuno chiama la malattia dell’eterno presente perché ogni giorno si deve ricominciare da capo. 

Quando viene diagnosticato l’Alzheimer a un proprio caro o familiare, chiedere aiuto è fondamentale, bisogna essere informati e incoraggiati da persone specialiste o anche da chi ci è già passato, per questo bisogna sempre rivolgersi a un medico, ma tanti sono anche i gruppi o le associazioni che offrono supporto ai familiari dei malati di Alzheimer. Ma soprattutto è importante ricordarsi sempre che i malati d’Alzheimer non sono bambini e non bisogna comportarsi come si fa con loro.

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