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Come comunicare con un malato di Alzheimer

By Gennaio 21, 2019Alzheimer

Tra gli aspetti più complessi che si devono affrontare quando ci si prende cura di una persona affetta da disturbo cognitivo c’è sicuramente la comunicazione. Come si può e si deve comunicare con un malato di Alzheimer?

La prima cosa da dire è che, anche quando sembra difficile, negli stadi avanzati della malattia, mantenerla attiva è possibile. Cambierà il modo di porsi nei confronti del malato e di parlargli, si dovrà fare maggiore affidamento alla comunicazione non verbale, ma mai dovrà esaurirsi.

Specialmente nelle coppie. Infatti a causa dell’aumento dell’aspettativa di vita e della diminuzione del tasso di natalità, gli epidemiologi prevedono che in futuro saranno sempre più i mariti e/o le mogli che si prenderanno cura del proprio partner.

Dal momento che il declino delle abilità del linguaggio può portare a incomprensioni, conflitti e isolamento, è importante capire come affrontare la comunicazione quando ci si prende cura di un malato di Alzheimer.

Parla lentamente e di una cosa alla volta

Anche negli stadi iniziali della malattia, il paziente malato di Alzheimer può essere molto confuso, per questo è bene parlare chiaramente, fare una domanda alla volta e non interrompere quando è lui a parlare. Un altro modo per rendere la conversazione più semplice è usare, il più possibile, i nomi delle persone al posto dei pronomi, per facilitare la comprensione ed evitare confusioni.

Utilizza un tono pacato e gentile

Per non agitare il malato cerca di parlargli nel modo più calmo e tranquillo possibile, cercando di immedesimarti in lui per creare un contatto emotivo. Mentre parli, soprattutto se il tuo familiare o paziente è in fase avanzata, puoi cercare un contatto fisico, appoggiando una mano sulla spalla o tenendogli la mano.

Dedicati esclusivamente alla comunicazione

In genere il malato d’Alzheimer ha grosse difficoltà, fin dagli stadi iniziali della malattia, a svolgere due attività in contemporanea, quindi è bene concentrarsi esclusivamente sulla comunicazione, senza richiedergli sforzi per svolgere altre attività (anche quelle più automatiche e semplici). E per non distrarlo, è bene fare lo stesso: quando si parla, si parla.

Non correggerlo

È inutile correggere gli errori nella costruzione della frase o le parole sbagliate: finché si capisce il senso della frase bisogna cercare di portare avanti la conversazione. Solo se non si è in grado di capire è il caso di intervenire e in questo caso è bene aiutare il malato di Alzheimer a trovare la parola chiave del discorso, per tranquillizzarlo e non farlo agitare.

Scegli il luogo giusto

Anche il contesto e gli spazi hanno la loro importanza. Il malato ha un campo visivo ristretto e fatica a mantenere gli occhi su qualcuno e qualcosa, perciò è bene scegliere un luogo di comunicazione ben illuminato e senza troppe “distrazioni”. È bene porsi alla sua stessa altezza e a una distanza non superiore al metro e mezzo, così da redendergli più facile leggere il vostro labiale e seguirvi nella conversazione.

Rispetta i momenti “no”

Se il malato rifiuta di parlare o di rispondere, è inutile insistere perché si causerebbe un inutile senso di stress e sarebbe più difficile riallacciare il contatto. Allo stesso modo se non sei di buon umore, è meglio aspettare un altro momento per parlare per non trasmettere i propri nervosismi.

Un malato non è un bambino…

… E non bisogna trattarlo come tale. Il malato di Alzheimer è una persona con un passato che non bisogna ignorare. Anzi è proprio lì che si possono trovare argomenti per la conversazione. Tra quelli più amati di solito ci sono infatti la famiglia, il lavoro che si è svolto e gli hobby che si sono avuti nella propria vita. Un altro modo per iniziare una conversazione è commentare insieme gli articoli dei giornali.

Comunicazione non verbale

Abbiamo già detto quanto sia importante dimostrare, anche con i gesti, la vicinanza e l’interesse verso il malato mentre gli si parla. Le nostre espressioni, il tono della voce, il modo di muoverci vengono percepiti da chi ci sta di fronte, anche nella fase intermedia  della malattia, e perciò vanno curati. Nella fase avanzata, quando il malato non è più in grado di comunicare una soluzione per avere un’interazione è ascoltare insieme la musica.

 

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