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Come l’Alzheimer ha cambiato la mia mamma. Dai primi sintomi alla vita in struttura…

By Agosto 16, 2019Alzheimer

Testimonianze di parenti di malati di Alzheimer: Signora T., Struttura San Giorgio, Milano

 

Mia mamma ha 84 anni. È nata e cresciuta in Eritrea fino all’età di 21 anni. Dopo essersi trasferita a Bologna ha girato diverse città italiane, come Milano, Bolzano e Venezia, fino a quando, 40 anni fa, si è stabilita definitivamente a Milano. Si è sposata a 30 anni, perché prima non ne voleva saperne di matrimonio. Ha incontrato papà che aveva 5 anni più di lei tramite un amico in comune. All’inizio mamma non era affatto interessata, diceva addirittura che papà era brutto. Poi però, anche lei si è innamorata e hanno deciso di sposarsi. L’anno dopo sono nata io.

Mia mamma è sempre stata una donna attiva, un vero vulcano. Amava il ballo, il canto, giocare a carte, imparare l’inglese, il giardinaggio e i fiori. Amava stare in compagnia. Sempre allegra e quasi mai di cattivo umore. Sempre sorridente e ottimista, ha sempre amato la vita e ha sempre avuto una vita avventurosa e in movimento. È sempre stata però molto apprensiva negli affetti, soprattutto nei miei confronti e nei confronti di mio papà. Era lei che dava la forza a mio papà nei momenti difficili. Papà era molto in gamba, molto dolce e affettuoso, ma era la mamma la più forte e determinata dei due.

La sua vita è cambiata drasticamente 4/5 anni fa quando si è ammalata di Alzheimer. Ricordo benissimo il momento in cui ci siamo resi conto che i primi sintomi dell’Alzheimer si stavano manifestando. Eravamo in collina nel Pavese e faceva caldo. La mamma era un po’ spossata e faceva fatica a camminare. Ricordo di averla aiutata a sdraiarsi sul divano. Ha chiuso gli occhi e quando li ha riaperti erano diversi. Da quel momento ha iniziato sempre più a perdere l’autonomia finché non è stato necessario affiancarle una badante. Col tempo la gestione a casa era diventata impossibile, la mamma era sempre meno autonoma e quindi abbiamo deciso di affidarci ad una struttura che potesse accoglierla. La mamma è sempre stata una persona forte e positiva, ricordo che aveva affrontato con il sorriso anche la malattia di sua madre che è morta di SLA a 70 anni. Io invece ero terrorizzata dall’Alzheimer di mia mamma. E un po’ mi rimprovero di non aver notato prima i primi sintomi dell’Alzheimer, imputando certi gesti al progredire dell’età.

Da quando mia mamma ha l’Alzheimer è un’altra persona. Ha cambiato gusti, ha perso le sue passioni, il senso dell’ordine e tutto ciò che l’ha sempre caratterizzata. È sempre stata una donna sorridente e tutti quelli che la conoscono la ricordano per questo. Ora non sorride quasi più con la bocca, ma quel sorriso non lo ha perso del tutto, sorride con gli occhi.

Dire ad una persona che deve prendersi cura di un malato di Alzheimer di non avere paura sarebbe abbastanza banale e inutile. L’Alzheimer è una malattia che fa paura, perché ti prosciuga completamente e ti porta via le persone che ami. Eppure è proprio di noi che i nostri cari malati hanno bisogno per lottare ogni giorno. Del nostro affetto, della nostra presenza, di un sorriso, di una carezza. Nella struttura ho trovato persone meravigliose che hanno saputo darmi la forza e il coraggio di affrontare tutte le difficoltà. Accettare l’Alzheimer, senza negarla o contrastarlo, senza accanirsi o arrabbiarsi, assecondando chi ne soffre senza per forza cercare di riportarlo alla realtà. Questo è l’unico modo per riuscire a conviverci e non bruciare nemmeno un momento che ci rimane con i nostri cari.

 

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