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Intervista a Silvano Casazza, Direttore Socio Sanitario di ATS Milano – Regione Lombardia

By ottobre 11, 2018Alzheimer
Alzheimer in Lombardia

In occasione della recente apertura del nuovo nucleo Alzheimer all’interno dell’RSA Ippocrate di Milano abbiamo incontrato il dott. Casazza. Con lui abbiamo parlato dei numeri dell’Alzheimer in Lombardia, dei servizi e degli aiuti che Regione Lombardia offre ai suoi cittadini.

Qual è l’incidenza dell’Alzheimer nella regione Lombardia e in particolare nella città di Milano?

Come ATS il nostro obiettivo è la tutela dei cittadini. Ma per poterli aiutare, dobbiamo prima conoscerli, perciò stiamo sviluppando alcuni sistemi che ci permettano di misurare quanto è diffusa la malattia sul territorio. Per esempio, attraverso una serie di banche dati – quelle relative ai ricoveri, alla farmaceutica, ai servizi territoriali alle visite ambulatoriali – abbiamo costruito un algoritmo riguardante le demenze, e in particolare l’Alzheimer. I dati mostrano una prevalenza – ovvero il numero di casi attualmente presenti – che va dal 4,9 al 5,1 ogni 100 persone ultra 65enni e che cresce ovviamente con l’aumento dell’età. Sono dati un po’ più bassi rispetto a quelli forniti dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) secondo la quale la prevalenza sarebbe tra il 5 e l’8%, però noi abbiamo fotografato l’esistente, non ci siamo appoggiati a un campione della popolazione. I nostri sono dati che riguardano tutta la popolazione.

Ci sono dei dati relativi anche ai caregiver? Chi si occupa di questi malati?

Il peso assistenziale ed emotivo è spesso in carico alle famiglie. Due terzi delle persone malate sono a domicilio e solo un terzo è ricoverato in RSA. Le persone affette da demenza che si trovano a domicilio possono quindi contare sul medico di famiglia, sullo specialista e sui servizi socio sanitari che sono: l’assistenza domiciliare integrata per i casi più gravi, i servizi riabilitativi a domicilio e l’RSA aperta, nata proprio per i malati di Alzheimer.

In cosa consiste l’RSA aperta?

Le RSA che hanno il know-how di conoscenze ed esperienze e possono contare sulle giuste competenze offrono un servizio a domicilio per supportare la famiglia del malato in alcune attività. In alcuni casi si sostituisce al ruolo di caregiver, in altri casi interviene con servizi di natura riabilitativa, in altri casi di igiene della persona. È una misura offerta dal Servizio Sanitario Regionale che all’inizio era riservata alle persone con demenza, ma che poi è stata estesa anche agli non autosufficienti. Ma ancora oggi più della metà delle persone che usufruiscono di questo servizio, direi quasi due terzi, sono affette da demenza.

Come si richiede questo servizio?

L’attivazione avviene direttamente contattando le strutture che lo erogano oppure attraverso il proprio medico o i servizi sociali comunali che indirizzano verso la struttura più adeguata.

Ci sono dati relativi all’uso di questo servizio?

Sì, del 67% dei malati che non è ricoverato in RSA solo il 10-12% utilizza questo servizio specifico.

Una percentuale molto bassa, come mai?

In alcuni casi le famiglie dei malati non conoscono il servizio, altre volte il malato non è in condizioni così gravi e per la cura bastano il medico di famiglia e lo specialista. Un dato “interessante” è che circa il 20-22% dei malati non utilizza nessun servizio: la famiglia è sola. Questo dato è quello su cui stiamo lavorando per fornire risposte adeguate.

Parlando di Milano, qual è la situazione della città?

Milano è una città molto sensibile, ci sono molto servizi sanitari e socio-sanitari a disposizione per le famiglie. Il comune ha costruito anche un tavolo specifico sulle demenze in cui intervengono tutti i soggetti coinvolti. Fondamentale poi è il ruolo delle associazioni familiari, che in città sono molto forti e che portano le loro istanze alle istituzioni, e quello delle RSA che stanno sviluppando interventi sempre più specifici, come il nuovo nucleo Alzheimer dell’RSA Ippocrate di Korian.

 

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