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Alzheimer e vocalizzazione persistente: cosa fare?

By Agosto 30, 2019Alzheimer
vocalizzazione persistente

Nelle fasi avanzate della malattia possono comparire nuovi sintomi specifici, provocati da ansia e stati di agitazione, che nascondono un dolore e che possono essere particolarmente difficili da accettare dalle persone che si prendono cura del malato. Ecco perché è importante sapere di cosa si tratta

 

Sospiri, gemiti, lamenti, grugniti, grida, respiro rumoroso, richieste d’aiuto, suoni con intonazione negativa come un costante borbottio o comunque dall’aspetto spiacevole. La vocalizzazione persistente è quel un disturbo comportamentale tipico delle forme di demenza, soprattutto dell’Alzheimer, che induce la persona malata a dire le stesse cose, o addirittura una sola parola o un solo suono, continuamente. 

Vocalizzazione persistente: che cos’è?

La vocalizzazione è un sintomo tipico dell’ultima fase dell’Alzheimer, quando cioè i pazienti richiedono maggiore assistenza essendo poco o per niente autonomi. Nella fase avanzata dell’Alzheimer si possono distinguere, a loro volta, due fasi. 

Durante la demenza, cosiddetta, molto grave i malati dimenticano il nome dei familiari e ricordano solo qualche episodio della loro vita trascorsa. La capacità di parlare e comprensione diminuisce e aumentano delusione, compulsione, agitazione e ansia. Questa fase ha una durata media di 2 anni e mezzo.

Nella fase terminale i pazienti non riescono a parlare né a comunicare e richiedono assistenza totale perché completamente incapaci di esprimersi. Questo periodo dura mediamente 2 o 3 anni.

È proprio in questa fase finale della malattia, quando la persona perde autonomia e i sintomi peggiorano, che diventano più frequenti anche i disturbi del comportamento, del pensiero e percettivi. Infatti, secondo le statistiche, il 90% delle persone affette da forme di demenza presenta sintomi neuropsichiatrici, sebbene la frequenza e la gravità delle singole manifestazioni sia variabile in relazione allo stadio della demenza e alla eziologia (la causa della malattia). 

Alzheimer e disturbi comportamentali

Le alterazioni della personalità sono il sintomo più frequente: il 70% circa dei pazienti manifesta apatia, il 40% irritabilità, il 30% circa disinibizione; l’agitazione, che è un disturbo molto composito, che va dalla vocalizzazione persistente all’aggressività, è presente in circa il 60% dei casi; l’ansia è osservata nel 50% dei soggetti con demenza; nel 30-50% dei pazienti vengono riscontrati invece sintomi depressivi e solo nel 5-8% euforia, mentre nel 40% labilità emotiva; il comportamento motorio aberrante è descritto nel 40% dei casi di demenza; sintomi psicotici sono riportati infine nel 30-60% dei pazienti.

Tutti questi fenomeni, compresa la vocalizzazione persistente, possono variare, comparire o scomparire durante la malattia. Alcuni, tra cui l’agitazione, sono più persistenti nel tempo, altri meno.

Alzheimer e vocalizzazione persistente: come intervenire?

Bisogna tenere presente che dietro ogni disturbo comportamentale c’è il profondo disagio di una persona che si sente smarrita, che molto spesso soffre e non ha modo per esprimere il suo dolore se non con comportamenti o gesti come, per esempio, la ripetizione di suoni o parole. 

Ma è anche importante riconoscere (ammettere) che molti di questi comportamenti sono disturbanti e frustranti anche per chi se ne prende cura perché non si sa come affrontarli. A volte, questi sintomi si possono curare o limitare con i farmaci, ma parlare con un medico specialista è importante per cercare di individuare le possibili cause del disagio e potendo così cercare una soluzione che non sia farmacologica.

È importante cercare di comprendere la presenza di un dolore basandosi sui sintomi, osservando la persona anziana dal punto di vista comportamentale per poter così stabilire una linea di base del comportamento. 

Per cercare di alleviare il dolore e diminuire fenomeni come quello della vocalizzazione persistente si può provare a scandire la giornata creando una routine e organizzando attività poco impegnative e di breve durata; dare attenzioni personalizzate; anticipare le richieste della persona malata.

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