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Alzheimer Caffè di Bedizzole, la relazione con i parenti

By dicembre 7, 2018Alzheimer
Alzheimer Caffè

Accettazione della malattia, gestione dei sensi di colpa, apprendimento di tecniche di rilassamento e a fidarsi degli operatori. L’Alzheimer Caffè di Bedizzole organizza due incontri mensili per i familiari dei pazienti affetti da varie forme di demenza per offrire un supporto concreto.

Nel paese di Bedizzole, in provincia di Brescia, tutti i primi e terzi sabato del mese presso la Fondazione Casa Soggiorno per Anziani, un gruppo di persone si ritrova per parlare e condividere la propria esperienza. Sono alcuni dei caregiver degli ospiti malati d’Alzheimer della struttura che sotto la guida della psicologa Claudia Cerutti affrontano la malattia dei loro parenti insieme all’Alzheimer Caffè. Perché sapere che non si è da soli spesso è il più grande sollievo su cui si può contare.

L’Alzheimer Caffè di Bedizzole, diversamente da altri, è nato per i parenti dei malati ricoverati in struttura che si ritrovano tra di loro, senza i loro parenti. Questo per facilitare la comunicazione, per farli sentire liberi di parlare apertamente, senza timore che la mamma, il marito o la sorella possano percepire le loro preoccupazioni. Aperto nel 2017 ora sono 8 i partecipanti “stabili” degli incontri, ma il Caffè è aperto a tutti, anche a chi vive con il malato di Alzheimer in casa.

Abbiamo deciso di concentrarci sui parenti dei pazienti ricoverati perché c’è grande bisogno” spiega Claudia Cerutti “C’è un fortissimo senso di colpa tra chi ricovera un parente in struttura e infatti questo è uno dei temi su cui lavoriamo di frequente durante gli incontri”.

Come si svolge un incontro del’Alzheimer Caffè?

L’incontro dura circa un’ora, dalle 10 alle 11 del mattino. Ci si ritrova e si condivide un momento informale in gruppo, con caffè e pasticcini. Subito dopo si inizia con l’incontro vero e proprio e la psicologa Cerutti chiede ai partecipanti se c’è un tema o un’urgenza particolare da affrontare e condividere con il gruppo. “Questo momento prende molto spazio perché i parenti dei malati di Alzheimer hanno bisogno di condividere fallimenti, vittorie e stati d’ansia e hanno bisogno di consigli, di supporto e di risposte su una malattia di cui non sanno molto. Vanno rassicurati”.

Emotività, accettazione della malattia, gestione del senso di colpa, difficoltà a fidarsi degli operatori, comprensione della malattia: sono questi i temi che vengono proposti dalla psicologa Claudia Cerutti durante gli incontri. “In particolare la gestione del senso di colpa è difficile da affrontare per i caregiver che hanno i malati in una struttura”.

Come gestire il senso di colpa?

“Quando si affronta questo tema – spiega Cerutti – chiedo sempre a tutti di pensare alla loro mamma, al loro marito, al loro parente quando non era malato perché solo loro lo conoscono davvero e sanno com’era prima della malattia. Facendo questo esercizio, devono pensare a come il loro parente reagirebbe all’idea di essere in struttura se fosse coscienti delle sue condizioni”. È un metodo che funziona e che dà sollievo.

Come in particolare è successo con uno dei partecipanti dell’Alzheimer Caffè di Bedizzole che da un giorno all’altro si è trovato con la moglie che non parlava e che non si alzava più dal letto. “L’ha portata allora in struttura – racconta la psicologa – ma con un grande senso di colpa. Ora dopo molti incontri ha detto che riesce a dormire meglio e che non tiene più il telefono sotto il cuscino come faceva prima per paura di non sentire una telefonata di notte”.

Parole e gesti

Durante gli incontri oltre alla condivisione di esperienze, vengono forniti anche strumenti pratici per gestire le preoccupazioni e, per esempio, vengono insegnate tecniche di respirazione per aiutare a rilassare la mente e il corpo. E gli effetti si vedono, i familiari che partecipano agli Alzheimer Caffè vengono alleggeriti del peso psicologico dell’assistenza.

 

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